IL LIBRAIO – Ipocrisie e verità: conoscere se stessi per conoscere gli altri

Ipocrisie e verità: conoscere se stessi per conoscere gli altri

di Eleonora Mazzoni | 13.10.2015

In un mondo falso e costruito, gli uomini sono sempre alla ricerca di verità assolute e immutabili. L’unica realtà possibile però è quella iscritta sul frontone del tempio di Apollo a Delfi: conosci te stesso. Ma anche quello non è mai definitivo… – Su ilLibraio.it la riflessione dell’autrice de “Gli ipocriti”


Questa è la mia famiglia.Poca gioia e grandi silenzi. Che hanno diluito l’amore fino a farlo sparire: è Manu, la protagonista adolescente de Gli ipocriti a fare questa osservazione, mentre spia i suoi genitori. Quei genitori che ridono solo fuori di casa, mai dentro. Quel padre che non è mica un uomo unico. No. Sono due gemelli. Quello buono si schiera “per la tutela della famiglia, del matrimonio monogamico tra persone di sesso diverso, dell’essere umano dall’inizio alla sua fine”. Però poi c’è l’altro gemello, quello cattivo, che non ama la mamma ed è adulterino, bigamo, trigamo e compagnia bella. Quel marito e quella moglie molto cattolici, con un amore finito in mezzo, una separazione in casa taciuta, e una sessuomania sbocciata in terra di totale omissione dell’eros, quando ti rendi conto che non puoi dominare una tigre. Al massimo puoi renderla infelice in una gabbia.

Il fatto è che quotidianamente ci inganniamo. Ci convinciamo di credere in cose in cui non crediamo. Di poter fare a meno di cose che invece ci sono necessarie. Mentiamo a noi stessi. E ci ostiniamo a ritenere vera la menzogna che una volta ci siamo raccontati. Dov’è l’autenticità? Dov’è la bugia? Nell’amore che nasce o nell’amore che muore? Nella passione che brucia o nel fuoco che si estingue? Nella ricerca di Dio o nel silenzio di Dio?

L’uomo cerca verità assolute e si sente tradito se non ce le ha, non capendo che sono provvisorie, inserite in un processo di incessante evoluzione e precisazione. Mutevoli, come la vita.

Ci vuole coraggio per rimanere fedeli all’unica realtà possibile, iscritta a caratteri cubitali sul frontone del tempio di Apollo a Delfi: conosci te stesso. Perché la conoscenza di sé possiede una caratteristica, quella di essere, al pari di ogni altro umano sapere, precaria e di dover sempre ricominciare daccapo.

FONTE : http://www.illibraio.it/ipocrisie-verita-conoscere-se-stessi-conoscere-altri-258152/

Elle.it – Gli ipocriti, di Eleonora Mazzoni

Gli ipocriti, di Eleonora Mazzoni

Da leggere perché: facciamo tutti parte in qualche modo di una famiglia. E perché è nel primo nucleo d’amore che una donna e un uomo diventano persone o rischiano di perdersi per sempre…
Da sapere: racconta magistralmente il mondo di ragazzi che si interrogano, che osservano attentamente, che indagano fino in fondo la vita adulta su cui si stanno affacciando; un’altra faccia dell’adolescenza rispetto a quella raccontata da Michele Serra ne Gli sdraiati.

FONTE : http://www.elle.it/Magazine/libri-romanzi-novita-autunno-2015

Il Messaggero libri – L’ipocrisia di una famiglia perbene

L’ipocrisia di una famiglia perbene nel nuovo romanzo di Eleonora Mazzoni


di Sabrina Quartieri
Il perbenismo zuccheroso di una famiglia osservato dagli occhi impietosi e intransigenti di un’adolescente, che non riesce a spiegarsi il perché i suoi genitori ridano “solo fuori di casa, mai dentro”. Con “Gli ipocriti”, edito da Chiarelettere, ultima fatica di Eleonora Mazzoni, la scrittrice (e attrice) si mostra ancora una volta bravissima ad entrare dentro gli umori, i dubbi e le ribellioni di una ragazza alla ricerca della sua identità e consegna ai suoi lettori un ritratto vivido e sincero di una famiglia religiosa, perbene e ipocrita dove Dio, seppur evocato, è in realtà lontanissimo.

Manu, la protagonista del romanzo, ha quindici anni e mezzo, non è bella, si considera un po’ sfigata anzi, non si trucca, non porta minigonne e fa parte, insieme ai genitori, di un gruppo cattolico carismatico e intransigente che a volte le va stretto, ma che giudica sempre meglio del mondo che c’è fuori. Perché lei non è come tutte le sue coetanee, che sanno sempre cosa vogliono e soprattutto, come si fa a stare con i ragazzi. Un pomeriggio qualunque Manu apre uno dei cassetti di suo padre, Amedeo, e trova qualcosa che mai avrebbe pensato di vedere: una confezione di preservativi. Per capire quale sia il vero mondo degli adulti, la ragazza nasconde delle telecamere-sveglia in casa e comincia a spiarlo, scoprendo la sua vita segreta, fatta di adulterio, finzione e depravazione.

E mentre segue in diretta la disgregazione della sua famiglia (formalmente perfetta, molto cattolica e in vista), pian piano Manu scopre l’abitudine dei grandi a mentire: si accorge che le bugie dilagano e investono persino la sua migliore amica, forse l’intera comunità di cui fa parte. Per la giovane non c’è tortura peggiore dell’incoerenza; soprattutto quella del padre, “che parla e fa il contrario”, che sembra un “predicatore pazzo”, quando si schiera per la famiglia e la monogamia, e poi, sistematicamente, tradisce sua moglie. Un uomo che indossa solo divise d’ordinanza seriali, che agli occhi di sua figlia, lo fanno sembrare “un Papa” o meglio, “una vergine all’altare”, e che si riempie la bocca di parole in cui neppure lui crede.

Ambientato a Bologna, “Gli ipocriti” racconta di un movimento religioso bigotto, impegnato in un estenuante (ma vuoto) proselitismo, fortemente gerarchico e subdolo, che giudica il mondo pur essendo sedotto dal potere, e che maschera le proprie bugie pur di conservare la fedeltà dei suoi adepti. Manu smette così di credere nelle parole vuote di don Ettore, negli insegnamenti finti di suo padre, nelle impacciate dimostrazioni d’affetto della madre Sara, nel rovinoso tentativo d’amore con Sam. Meglio (forse) l’irriverenza della sorella Valeria che la invita a trovarsi “uno straccio di fidanzato” o la superficialità simpatica e sgangherata della compagna di classe Linda. Soprattutto quando un evento imprevisto rimescola tutte le carte di una storia comunque tenera, vitale e drammatica. “Gli ipocriti” è allo stesso tempo finzione e verità, bisogno di conformarsi, ma anche di essere profondamente se stessi. E’ un romanzo sulla scoperta del vero sé, sull’accettazione e sul perdono, perché alla fine, saranno proprio le miserie e le debolezze umane dei personaggi della storia, il punto di partenza che permetterà loro di ricomporre il proprio destino.

Eleonora Mazzoni “Gli ipocriti” (Chiarelettere, pagg. 256, euro 16,90)

SORBERA SILVESTRA : Gli ipocriti – Eleonora Mazzoni

Featured image

GLI IPOCRITI DI ELEONORA MAZZONI

TITOLO: Gli ipocriti

AUTORE: Eleonora Mazzoni

EDITORE: Chiarelettere

TRAMA: Manu ha quindici anni e mezzo, non è bella, si considera un po’ sfigata, non si trucca, non porta minigonne e fa parte, insieme ai genitori, di un gruppo cattolico carismatico e intransigente che a volte le va stretto, ma è sempre meglio del mondo che c’è fuori. Manu non è come molte sue coetanee, che sanno cosa vogliono e come si fa a stare con i ragazzi. Lei no. Un pomeriggio apre un cassetto di suo padre e trova una confezione di preservativi.

DICO LA MIA: Dopo “Le difettose”, un testo che racconta le peripezie e le difficoltà della fecondazione assistita, Eleonora Mazzoni presenta il suo nuovo lavoro che immerge il lettore nel mondo dell’adolescenza. La protagonista è una ragazzina che nel bel mezzo della sua gioventù capisce che esistono le bugie, che vivere da “ipocriti” fa comodo, è esteticamente e moralmente corretto ma la vita vera è tutta un’altra cosa e così Manu, la protagonista bruttina e un po’ goffa inizia a risalire la china, dimenticando “gli ipocriti” lasciati a casa e scoprendo una nuova se stessa.

 

FONTE : CLICCA QUI’

SWITCHMAGAZINE : Gli Ipocriti di Eleonora Mazzoni

L’ inautenticità del mondo degli adulti e dei loro valori attraverso il racconto di un’adolescente.

Il romanzo ci conduce per le strade di Bologna e, in particolare, nella caotica vita di una ragazza in piena adolescenza. Questa è la storia di Emanuela, quindici anni e mezzo, e un’insormontabile difficoltà a dare voce alle proprie emozioni e ai propri sentimenti. Emanuela scrive in prima persona delle cose e delle persone che le ronzano attorno. Scrive della sua famiglia distratta, in cui padre e madre sono assenti persino da sè stessi; così distanti da rendere invisibile tutto il resto, comprese le loro figlie. Parla di Paola, la sua stella polare che, insieme a lei, partecipa ad un gruppo religioso, guidato da don Ettore. Emanuela crede in Dio, ma per una qualche strana ragione non riesce a praticarne gli insegnamenti; la sua, è una fede che inciampa, che cade e fatica a rialzarsi, soprattutto a causa delle circostanze e gli imprevisti in cui si imbatte. Una delusione d’amore, lo sfasciarsi della propria famiglia, la difficoltà di essere se stessi ed essere amati per quello che si è, l’ipocrisia che sgretola le relazioni, sono solo alcuni degli ostacoli a cui è chiamata a saltare.

Vi è, in alcuni dei personaggi, una estenuante ricerca della felicità in qualcosa di effimero, sfuggente, come quella data dal proprio corpo nell’atto sessuale. Per Emanuela non è così; è consapevole che la vera felicità è il risultato di qualcosa di molto più profondo ma ancora sconosciuto. La vita, d’altronde, è solita rispondere agli interrogativi con il lento scorrere del tempo. Cosa avrà da dire ad Emanuela? E a noi?

Eleonora Mazzoni, scrittrice e attrice, ha esordito nel 2012 con il romanzo Le difettose (Einaudi), messo in scena da Serena Sinigaglia al Festival della Mente di Sarzana nel 2014 e attualmente in tournée nei teatri di tutta Italia. Gli ipocriti, edito da Chiarelettere, è il suo ultimo romanzo, disponibile in tutte le librerie dal 24 settembre 2015.

Anna Boccadamo

FONTE : http://www.switch-magazine.net/gli-ipocriti-di-eleonora-mazzoni/

BARBASTORIE : GLI IPOCRITI. STAI PARLANDO DI NOI?

Gli ipocriti. Stai parlando di noi?

Gli ipocriti Mazzoni

Sei la figlia o sei la madre? Leggere Gli ipocriti, il nuovo romanzo di Eleonora Mazzoni mi ha fatto uno strano effetto. Da un lato ho ricordato alcuni episodi della mia giovinezza: smarrita, i primi giorni di università, chiedo una mano ai banchetti di associazioni cattoliche che fornivano indicazioni; io nel gruppo di studio biblico; io che cresco e non credo più alla mitologia familiare; io alle prese con la prof di latino che era stata prof di mia madre e somiglia sorprendentemente a quella descritta nel romanzo.

Poi, però, mi sono detta, io qui sono la mamma di una ragazzina che sarà presto (per me) adolescente. Come sono diventata in questi anni? Che scelte ho fatto? Mia figlia mi vedrà come un’ipocrita? Perché, parliamone, i genitori della protagonista sono stati probabilmente adolescenti cresciuti anche loro in un humus di ipocriti.

E non tutti, crescendo, hanno la fortuna o la forza di comprendere lo scollamento tra valori ostentati e realtà, la necessità di sganciarsi per un attimo da porti apparentemente sicuri e trovare una propria strada.

Manu, che scopre nel modo peggiore l’ipocrisia degli adulti che la circondano, ha solo quindici anni, ma sa già come farsi del male, quali atteggiamenti degli altri non la convincono, chi sono le persone a cui ispirarsi.

Pensi di conoscere le persone, poi ti accorgi che di loro non sai nulla. Finché non metti le telecamere, naturalmente.

Come tutti gli adolescenti ritaglia le sue convinzioni senza sfumature; quelle sulla propria identità come sull’identità e valore altrui. Il cambiamento è sempre traumatico.

Io il paradiso me lo immagino immobile. Un luogo in cui ci si addormenta sapendo che al risveglio si ritroverà tutto identico a come lo si è lasciato.

Quello di cui non si rende conto è che la sua lettura della realtà è filtrata dalle letture della realtà del lager (il gruppo religioso da lei frequentato e così chiamato da sua sorella che ne è uscita). In parte contesta l’ipocrisia dei suoi genitori, che ne fanno parte, ma sono, appunto, ipocriti. In parte ha un’idea di bene e male che appartiene, necessariamente, alla comunità in cui è cresciuta.

Ho conosciuto la Mazzoni scrittrice leggendo il suo bel primo libro, Le difettose. In questa sua nuova prova mi sembra di vedere la Mazzoni attrice perché alcuni monologhi o conversazioni sembrano perfetti per una serie di scene, di quelle che cambiano continuamente grazie ad una piattaforma rotante (perdonate la mia scarsa dimestichezza con il linguaggio tecnico del teatro).

Gli ipocriti è quasi un romanzo di formazione. Quasi, perché letto da una persona di oltre quarant’anni è, come indicavo prima, una dolorosa presa di coscienza. Ricordiamo tutti il nostro risveglio al mondo reale, ma tutti ora sappiamo quanto sia difficile viverlo senza essere, appunto, ipocriti.

Mio padre non è stato un granché, ammettiamolo. Trasferendo in cantina i suoi vestiti e i suoi libri, visto che non voleva portarsi via nulla, oltre ai tantissimi giornali e a qualche scatola di sigari, abbiamo trovato solo una cassapanca zeppa di foto e locandine dei film del suo amato Lubitsch. Ma si può? L’unico suo effetto personale erano immagini non di me o di Valeria, della mamma o dei nonni, no, lui si teneva le facce di perfetti sconosciuti morti chissà quanti secoli fa. Però c’è. Sta qui. È lui, mio padre. Si può voler bene a un padre che non è stato un granché?

 

Eleonora Mazzoni
Gli Ipocriti
Chiarelettere
Milano 2015
pp. 256
euro 16.90

GraphoMania – Gli ipocriti di Eleonora Mazzoni

GLI IPOCRITI - Eleonora Mazzoni“Naso a becco, grandi occhiali di tartaruga dietro cui nascondo il mio sguardo da miope, capelli a spazzola, su cui spicca un ciuffetto rosso. Un bel pappagallo insomma. O una ragazza bruttina, dipende dai punti di vista”. Con un ritratto così esilarante Manu non può che conquistare chi legge. E infatti si soffre subito, già nelle prime pagine del romanzo, quando la ragazzina fa una scoperta inquietante che le sconvolge la vita. Trova per caso un pacchetto di preservativi nel cassetto della biancheria del padre. Considerato che la sua è una famiglia ultra cattolica, dove si dovrebbe fare all’amore solo per procreare, questi contraccettivi alieni, agli occhi della ragazzina, sono molto sospetti. Manu, che vive all’interno di una bolla, il movimento religioso militante a cui appartiene con i genitori, è annientata da questa scoperta e vuole conoscere la verità. Ma invece di chiedere, in una famiglia di ipocriti le domande scomode non si fanno mai, comincia a investigare e tutto il castello di menzogne e perbenismo che la circonda comincia a sgretolarsi.

Eleonora Mazzoni è molto brava a raccontare dubbi, rabbia, disgusto e tormenti della sua protagonista. Lo fa in maniera così coinvolgente da suscitare molta partecipazione emotiva, tanto da arrivare a condividere quasi gli stessi sentimenti della sua protagonista. E quando finalmente si squarcia il velo di finzioni e bugie che avvolge tutto nella vita di Manu, per venirne fuori e crescere deve arrabbiarsi e mettere in dubbio tutto.

È come se dentro di me ci fossero due Manu. Una che ama l’io e l’altra che ama il noi. Mettere d’accordo entrambe è peso. Voglio dire per esprimermi e pensare e fare, non so se dia più felicità il pronome personale singolare o quello plurale. Potrei dire: dipende.

Per gli adolescenti tutto è relativo e per questa ragazzina l’incertezza diventa l’unica arma di sopravvivenza. Quella che potrà aiutarla a crescere e a capire che il mondo ha molte sfumature, alcune purtroppo più difficili da sopportare e comprendere.

FONTE : http://blog.graphe.it/libri/gli-ipocriti-eleonora-mazzoni

Mammeonline.net – Gli Ipocriti di Eleonora Mazzoni

GLI IPOCRITI - Eleonora MazzoniIncontro oggi Eleonora Mazzoni, attrice e scrittrice che già abbiamo conosciuto nel suo primo libro Le difettose, romanzo che tocca un tema a noi Mammeonline ben conosciuto caro: la fecondazione assistita per realizzare il desiderio di diventare mamma.

Eleonora, come è nato questo tuo nuovo libro?

Gli ipocriti ha avuto una gestazione lunghissima. Ho cominciato a scriverlo a marzo 2011, avevo appena consegnato la versione definitiva de Le difettose all’Einaudi e avevo appena scoperto di essere incinta dei miei gemelli. Da subito e per tutta la gravidanza ho avuto minacce d’aborto, per cui, avendo già avuto due precedenti raschiamenti, il mio medico mi ha consigliato il riposo assoluto. E così io, donna energetica e sempre in movimento, mi sono ritrovata a letto per 9 mesi. In genere si dice che, quando si aspetta, si dorme un sacco. A me è successo, forse per l’ansia di perdere i miei figli, di dormire tre ore a notte, per cui me ne rimanevano una ventina a disposizione durante la giornata per fare quello che più amavo: leggere e scrivere.

Da cosa è nata l’idea per la scrittura de Gli ipocriti?

Per le mie storie mi sembra di partire sempre da urgenze personali, da delle necessità impellenti. Per un periodo che può essere anche parecchio lungo mi metto in ascolto e raccolgo idee, suggestioni, brandelli di storie, dettagli dei vari personaggi.
Poi, nel momento in cui mi diventa chiaro che cosa ho veramente voglia di mettere sotto alla lente di ingrandimento, l’immaginazione parte al galoppo e io comincio a buttare giù.

Per Gli ipocriti mi interessava raccontare quell’età fragile e potente che è l’adolescenza, fotografata nel momento del traghettamento verso il mondo adulto. Quel momento della vita, cioè, con i suoi innamoramenti esplosivi e gli improvvisi cambi di umore, le sfide, le lotte, le scoperte, l’inquietudine nel cercare di dare un ordine all’esistenza, gli impulsi sessuali, i disturbi alimentari e le riflessioni sul senso delle cose.
Mi interessava la famiglia, in particolare il rapporto tra un padre e una figlia, e quello che succede quando una figlia di quindici anni e mezzo scopre le bugie dei genitori.

Non so perché, i miei ridono solo fuori di casa, mai dentro: questa è una delle frasi che a un certo punto dice Manu, la mia protagonista di quindici anni e mezzo, e che abbiamo deciso di mettere in maniera emblematica sulla quarta di copertina.

E mi interessava la religione, la religione nostra, quella cattolica. Con tutte le sue contraddizioni. Con la difficoltà a mettere in pratica una morale spesso troppo rigida, intransigente, lontana dalla realtà. Con la ricerca di Dio, il bisogno di Dio, il silenzio di Dio. E’ strano.

Pur vivendo nella cattolica Italia, sono pochi i romanzi e i film che trattano questo argomento (non è così ad esempio per gli ebrei: soprattutto la letteratura anglosassone è zeppa di scrittori ebrei che riflettono drammaticamente o scanzonatamente sulla loro religione).
E soprattutto, come già era stato ne Le difettose, mi interessavano le debolezze dell’essere umano, le nostre debolezze.

Quando troveremo in libreria questa tua nuova creatura?

<em%3� ipocriti uscirà per Chiarelettere e si troverà in tutte le librerie dal 24 settembre 2015.

GLI IPOCRITI, di Eleonora Mazzoni

Chiarelettere, Milano 2015 -Collana Narrazioni

In uscita il 24 Settembre 2015

“Non so perché, i miei ridono solo fuori di casa, mai dentro.”

L’ inautenticità del mondo degli adulti e dei loro valori attraverso il racconto di un’adolescente. Un romanzo tenero, vitale e drammatico su finzione e verità, sul bisogno di conformarsi e quello di essere profondamente se stessi. Una dichiarazione d’amore soffocata dall’ ipocrisia.

Scheda libro

Manu ha quindici anni e mezzo, non è bella, si considera un po’ sfigata, non si trucca, non porta minigonne e fa parte, insieme ai genitori, di un gruppo cattolico carismatico e intransigente che a volte le va stretto, ma è sempre meglio del mondo che c’è fuori. Manu non è come molte sue coetanee, che sanno cosa vogliono e come si fa a stare con i ragazzi. Lei no.

Un pomeriggio apre un cassetto di suo padre e trova una confezione di preservativi. Comincia allora a spiarlo, scoprendo la sua vita segreta. Ecco com’è il vero mondo degli adulti. Manu smette di credere nelle parole vuote di don Ettore, negli insegnamenti finti di suo padre Amedeo, nelle impacciate dimostrazioni d’affetto della madre Sara, nel rovinoso tentativo d’amore con Sam. Meglio l’irriverenza della sorella Valeria o la superficialità simpatica e sgangherata della compagna di classe Linda. Soprattutto quando un evento imprevisto rimescola ulteriormente le carte.

Eleonora Mazzoni è bravissima a entrare dentro gli umori, i dubbi e le ribellioni di un’adolescente alla ricerca della sua identità. E ci consegna un ritratto vivido e sincero di una famiglia religiosa, perbene e ipocrita dove Dio, così a lungo evocato, è lontanissimo, e le miserie e le debolezze umane sono alla fine il punto di partenza che permette a tutti i personaggi di ricomporre il proprio destino.

Eleonora Mazzoni, autrice de Gli ipocriti

Biografia

Eleonora Mazzoni è scrittrice e attrice. Nel 2012 ha esordito per Einaudi con il romanzo Le difettose, messo in scena da Serena Sinigaglia al Festival della Mente di Sarzana nel 2014 e attualmente in tournée nei teatri di tutta Italia. Come attrice ha lavorato in teatro, in televisione e al cinema, dove debutta con Citto Maselli in Cronache del terzo millennio (Festival di Venezia, 1996). Diretta da Maselli ha recitato anche ne Il compagno (1999). È nel cast, tra gli altri, di Tutta la conoscenza del mondo di Eros Puglielli (Festival di Berlino, 2001), Volevo solo dormirle addosso di Eugenio Cappuccio (Festival di Venezia, 2004) e L’uomo che verrà di Giorgio Diritti (Festival di Roma, 2009 e vincitore del David di Donatello come miglior film, 2010).

Autore:

Eleonora Mazzoni

Editore:

Chiarelettere

Librieparole.it – Gli ipocriti, romanzo amaro di Eleonora Mazzoni

gli ipocritiL’adolescenza, sospiro, periodo così confuso, battagliero, capace di scombussolare e stravolgere interi nuclei famigliari; contemporaneamente così bello, nuovo, profondo, anche nelle sue mancanze di giudizio che diventano affascinanti nonostante i nervi dei genitori siano messi a dura prova. L’adolescenza, così difficile scriverne, perché cadere nei cliché e negli stereotipi è talmente semplice, e ritrovarsi con un esercito di zombi governati dagli ormoni un rischio davvero elevato, eppure…

Eleonora Mazzoni presenta oggi il suo nuovo romanzo: Gli ipocriti, per Chiarelettere, protagonista un’adolescente strampalata, come tutti gli adolescenti,  pronta ad esplodere come una bibita gassata agitata ripetutamente, ma la Mazzoni non scrive solo l’adolescenza, no, scrive anche di un movimento religioso, di fanatismo, di pedofilia, di potere, e lo fa prendendo in prestito lo sguardo spietato di una quindicenne. Spietato, come solo gli adolescenti sanno essere quando iniziano a mettere in discussione le certezze dell’infanzia e si ritrovano soli di fronte alle mancanze degli adulti.

Manu è una ragazzina molto intelligente, lei e la sua famiglia sono attivisti di un movimento religioso, tranne la sorella, scappata a Londra, un movimento rigido e convinto che vivere senza il suo credo equivalga a morire, tra riunioni, incontri, volantinaggi in strada, la ragazzina offre al lettore un quadro preciso della sua vita, ma soprattutto fa intuire come lo scoprire che il suo babbo, uomo assolutamente ineccepibile, onesto boss del movimento, non sia affatto quello che lei credeva, anzi. Manu spia i suoi genitori e la verità travolge ogni sua certezza, nessuna famiglia, nessun noi, solo menzogne e polvere sotto al tappeto.

Fermo i miei pensieri e le mie sensazioni. Non valgono. Solo Cristo vale. Dai. Cristo mi corrisponde. Sì. Collima. Sette pentole e sette coperchi. Ricordi Manu? Ma sì. Cristo collima. Il movimento collima. È proprio il coperchio adatto a me. Anche se io non mi sento una pentola.
Mi scoppia la testa per il casino.

Con uno stile dirompente, l’autrice prende in prestito parole e modi di dire degli adolescenti e se inizialmente si ha la sensazione di venire catapultati in un mondo extraterrestre, pagina dopo pagina non si può che amare la protagonista, amare ogni sua singola paura, vergogna e gioia.  Il fiume in piena che travolge Manu trascina anche il lettore che si ritrova ammaliato dalla profondità dei suoi pensieri, conditi dalla giusta ingenuità dettata dalla giovane età. E quel babbo, così stronzo nelle primissime pagine, così lontano e simile a un lupo in attesa, diventa un essere umano come tanti, schiacciato dalle mille incertezze, l’unica ancora rimasta quella figlia che così duramente l’ha giudicato.

Non so perché quest’uomo che si fa chiamare babbo mi fa sentire invisibile. E sbagliata. Non riesco neppure ad alzarmi per vomitare, mi sgamerebbe. E ricomincerebbe a rompere. Ho le gambe inferocite e la pancia piena di carboidrati e companatico ad altissimo tasso calorico. Per calmarmi pigio la mollica del pane tra le dita. L’appallottolo. Poi colpisco la pallina con l’indice e la faccio volare giù dal tavolo. Svariate volte. Quando il babbo finisce di smanettare con il cellulare, la mattonella di cotto davanti ai miei piedi è tutta bianca. Rimaniamo in silenzio seduti a mangiare. Stiamo qui. Pure presenze mute. Fuori da un contesto codificato, tipo casa o movimento, io e mio padre non abbiamo assolutamente nulla da dirci. La mia vita gli è indifferente quanto quella delle zucchine trifolate che mi sto mettendo nel piatto

La scrittura di Eleonora Mazzoni è agile, i capitoli a volte brevi e altri lunghi e contorti, sembrano seguire le emozioni stesse della protagonista, mentre il babbo inizialmente solo attore involontario cerca di spiegare verso la fine del testo anche le sue ragioni tramite lunghe, lunghissime lettere e pensieri difficilmente giustificabili.

Gli adolescenti perdonano gli errori degli adulti? Forse, non sempre, certo quando diventano adulti a loro volta cercando di comprenderli, ma se gli errori hanno inciso profondamente l’anima la comprensione è troppo, perfino per Manu, eppure crescendo si ritorna là da dove siamo partiti e si cerca, quasi sempre, l’abbraccio che per svariati motivi ci è stato rifiutato.

Un bel libro, lo consiglio, per capire, o semplicemente per conoscere Manu.

Gli ipocriti, Eleonora Mazzoni, Chiarelettere, 2015

FONTE:http://www.librieparole.it/2015/gli-ipocriti-romanzo-amaro-di-eleonora-mazzoni-2/

GraphoMania – Gli ipocriti, nuovo romanzo di Eleonora Mazzoni

Eleonora Mazzoni - GLI IPOCRITIEleonora Mazzoni torna in libreria con il romanzo Gli ipocriti, pubblicato da Chiarelettere. Un romanzo che guarda il mondo degli adulti attraverso gli occhi di un’adolescente, Manu, che si rende conto di quanta ipocrisia ci sia nella sua famiglia e, anche, nella vita stessa. “Non so perché, i miei ridono solo fuori di casa, mai dentro”, si chiede a un certo punto la protagonista della storia ed è una domanda che, con tutte le varianti e sfumature possibili, potrebbe riguardare diverse famiglie.

Gli ipocriti di Eleonora Mazzoni si legge piacevolmente, incuriosisce e fa riflettere sull’ipocrisia che tanto spesso ci circonda e che, chissà, fa anche parte di noi.

Abbiamo rivolto alcune domande a Eleonora Mazzoni (che con Einaudi ha pubblicato Le difettose, messo in scena da Serena Sinigaglia al Festival della Mente di Sarzana nel 2014 e attualmente in tournée nei teatri di tutta Italia, e che ha fatto dono a noi della Graphe.it edizioni di un racconto – Un Natale come tanti altri– che ha inaugurato la collana Natale ieri e oggi e ha curato la prefazione al libro Naturalmente infertile) per scoprire un po’ cosa c’è dietro il suo romanzo Gli ipocriti.

Intervista a Eleonora Mazzoni su “Gli ipocriti”

Gli ipocriti ha uno stile narrativo molto diverso da Le difettose: oltre all’uso di neologismi e di termini tecnici del “movimento” (incuriosiamo chi legge senza dire di più…), si nota una certa urgenza nel voler raccontare una storia (alcuni capitoli sono brevissimi ma completi). Puoi raccontarci qualcosa di questa evoluzione stilistica?
Cerco sempre di far nascere linguaggio e stile dai personaggi che abitano il romanzo. In questo caso la mia protagonista è una ragazzina di quindici anni e mezzo, con i suoi innamoramenti esplosivi e gli improvvisi cambi di umore, le sfide, le lotte, le scoperte, l’inquietudine nel cercare di dar un senso alle cose e un ordine all’esistenza, gli impulsi sessuali e le riflessioni teologiche. Quell’età fragile e potente, che ho tentato di fotografare nel momento del traghettamento verso la vita adulta, aveva bisogno di ritmo, vitalità, sospensioni. Come una bottiglia di spumante, il vetro trattiene un liquido effervescente. Infatti la “voce” del padre cinquantenne, che si trova invece in un momento di resa dei conti, ha un andamento diverso, più riflessivo e malinconico, più ripiegato su di sé.

Ne Le difettose hai raccontato delle difficoltà per diventare madre, nel racconto Un Natale come tanti altri ti soffermi su una maternità avvizzita, ne Gli ipocriti concentri il tuo sguardo sull’essere figli e padre. Ti ci ritrovi in questo filo rosso?
Assolutamente sì. In quello che finora ho scritto è stato punto nevralgico il tema della famiglia e dei rapporti parentali (se ci pensi ne Le difettose, oltre alla ricerca della maternità, era centrale il rapporto di Carla con la madre e la nonna). Credo che ci ritornerò anche in futuro.

È così importante appartenere a qualcuno o a qualcosa?
Far parte di, mettersi insieme, fare gruppo, cercare protezione è un istinto primordiale dell’essere umano. Occorre però capire quanto siamo disposti a barattare della verità di noi, della nostra autonomia e felicità per un po’ di sicurezza. «Ogni individuo, oltre all’esigenza di affermarsi come soggetto, porta con sé la tentazione di fuggire la propria libertà. È un percorso passivo, alienato ma è agevole. L’individuo entra nel gioco di volontà estranee ma evita l’angoscia di un’esistenza autenticamente vissuta». Lo diceva Simone de Beauvoir. Potevo metterlo come esergo del libro. Non l’ho fatto. Ma sarebbe stato perfetto.


Eleonora Mazzoni, Gli ipocritiNel romanzo analizzi i nomi dei personaggi in un gioco di etimologie che introducono, in un certo senso, le persone che poi fanno parte del romanzo. Alla luce del romanzo, ci dici una tua personale etimologia di “ipocriti”?

Quando, tra i tanti titoli che avevo proposto, la casa editrice ha optato Gli ipocriti, che non era nella top ten della mia lista, inizialmente mi sono trovata spiazzata ma poi ho amato quella scelta proprio per la sua etimologia. Ipocrita dal greco significa attore. E l’attore, se è bravo e non un semplice guitto, recita autenticamente la parte che ha sulla scena, che in fondo non è la sua, è qualcosa scritta da un altro, quindi è una menzogna, finendo per immedesimarsi. Così l’ipocrita. Quelli che vogliono sembrare ciò che non sono, in fondo sono pochi. La maggior parte invece crede profondamente di essere quello che non è. L’essere umano non sopporta di vivere con un’immagine ripugnante di se stesso. Allora si autoinganna. Desidera apparire agli altri e a sé migliore di quanto sia, finendo per crederci.

Ne Gli ipocriti, la famiglia “tradizionale” non ci fa certo una bella figura e la vita nasce in una famiglia “alternativa”, diciamo così per non svelare nulla: che ne pensi di tutta la questione gender che sta avvelenando gli animi in questo periodo?
Anch’io ho ricevuto catene apocalittiche di Whatsapp, volte a combattere questa fantomatica teoria dei gender. In realtà il ministero dell’istruzione parla molto semplicemente di educazione alla parità dei sessi, di prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni su base razziale, sessuale, etnico, religioso. Tutto qui. Detto questo, io credo che la società stia rapidamente cambiando. E con essa la percezione della famiglia, dei rapporti parentali, della maternità. Eppure il modello ancora onnipresente in modo oppressivo nell’immaginario di tutti noi, e molto più interiorizzato psichicamente di quanto crediamo, per cui ci sentiamo di continuo in colpa e mai all’altezza, è la famiglia eterosessuale tradizionale. Noi esseri umani tendiamo all’inerzia: reagiamo agli stimoli sempre nello stesso modo. Evitiamo le novità e le aperture con i pregiudizi. Tendiamo al conformismo. Invece, come diceva Montaigne, è “l’abitudine che ci nasconde il vero aspetto delle cose” e quando sentiamo affermare che qualcosa è “contro natura”, spesso facciamo dire alla natura ciò che noi per abitudine crediamo essere naturale. Presto o tardi quel modello unico è destinato a sbriciolarsi. Quella forma sta diventando più liquida, plurale, a tempo determinato, e non sempre come conseguenza di malessere, egoismo sfrenato, eccesso di individualismo o immaturità. È il segno della mutevolezza delle faccende umane, che facciamo fatica ad accettare. Il problema è che l’uomo comune vuole verità assolute e si sente tradito se non ce le ha, non capendo che sono provvisorie, inserite in un processo di incessante evoluzione e precisazione. Come la vita.

Concludo con una domanda che c’è nel tuo libro: “Quanto può durare il ricordo di una persona nei cuori di chi le ha voluto bene?”.
Siamo portati a sperare e a dire “per sempre”. Succede di rado. Truffaut lo diceva in una scena magnifica de L’uomo che amava le donne. Bertrand incontra per caso una donna che ha molto amato in passato e per cui ha molto sofferto e le confessa di averla pensata per anni talmente tanto da dover prendere pillole per dormire e pillole per cominciare la giornata. Ma ora, le dice, “ti penso qualche volta, ma sempre più raramente, è normale”. Dopo di che si dicono addio. E si capisce che forse non si rivedranno mai più. Ho recitato quella scena in uno spettacolo facendo una quarantina di repliche. Tutte le volte quella frase mi metteva i brividi. Pronunciavo quel “qualche volta” e “sempre più raramente” con i brividi. Perché erano veri. Hai presente i bambini? A volte sembrano addirittura crudeli o indifferenti per quanto si adattano con facilità alle situazioni e alle persone che spariscono. È un meccanismo di rimozione che serve per difendersi. Dimentichiamo.

FONTE:http://blog.graphe.it/2015/09/22/eleonora-mazzoni-gli-ipocriti-intervista

Massimiliano Acquaviva Web Designer